venerdì 6 maggio 2016

Sara Jane Ceccarelli domani sera a Perugia con #Colors


La pantera bionda del jazz ritorna a Perugia, il 7 maggio alle 22.00 al Bad King per presentare “Colors – Story of a girl who wanted to record an album”, che verrà pubblicato in autunno per iCompany. Già incontrata nelle sale della redazione di View Point, Sara Jane Ceccarelli, artista italo-canadese ci aveva parlato dell’amore per la musica, dei trascorsi professionali, delle origine della sua arte. Erano pochi i dettagli sul nuovo disco “Colors”… La ritroviamo ora più grintosa che mai, dopo il grande successo dell’ultimo Primo Maggio di Roma che l’ha vista cantare con la Med Free Orkestra. Adesso è già pronta a stupire nuovamente il suo pubblico, a raccontarsi in un live anticonvenzionale e forse controcorrente, quello che farà sabato prossimo nell’ormai rinomato locale perugino. Unici avvertimenti per gli spettatori: aprire bene le orecchie, sgombrare la mente, farsi condurre in mondi sonori e visivi inaspettati; incantanti dai suoi occhi celesti, dalla pelle chiara, ma soprattutto dalla sua voce, Sara Jane Ceccarelli con “Colors” coinvolgerà tutti i sensi.
Cosa rappresenta per te questo nuovo album?
“Questo disco è una sorpresa prima di tutto per me stessa. Per molti anni ho portato avanti il mio duo acustico insieme a mio fratello Paolo, e non avrei mai pensato di poter scrivere brani miei, e soprattutto di uscire con un progetto che molti stanno definendo etno-pop elettronico. Ma questo nuovo mondo sembra appartenermi da sempre”.
Chi ha collaborato con te nella realizzazione?
“ll disco è stato curato nei minimi dettagli, ed è stato un lavoro faticoso ma molto gratificante. Con Luigi Di Chiappari, mio braccio destro e mente creativa dell’intero lavoro, abbiamo cercato di lavorare secondo un principio all’apparenza semplice, ma non sempre facile da rispettare: il nostro gusto, ciò che per noi era “bello”. Abbiamo unito il mio mondo personale, più intimo e devoto al folk-pop nordamericano così come al jazz e al pop alla “Sting”, al mondo elettronico British grazie al prezioso apporto di Andrea Guastadisegni, che oltre ad aver registrato il disco è ormai parte integrante della band. Mio fratello Paolo, con chitarra elettrica e tres cubano, porta la parte “viva” della musica, quella non elettronica. E Giulia Pallotta, con i suoi visual costruiti su misura per ogni brano, crea un collante tra musica e pubblico incredibile”.
Canti in diverse lingue, e in Colors?
“Il disco è perlopiù in inglese, perché è la lingua che ho imparato per prima grazie a mia madre, canadese. E’ una lingua particolarmente “musicale” ed è comunque stata una scelta istintiva. C’è anche un brano in spagnolo e uno in italiano, tributo ad uno dei miei maestri storici, Bruno De Franceschi, che tanto ha inciso sulla mia carriera. E poi due cover, una a Sting, mio idolo, e l’altro a Leonard Cohen, un tributo al mio Canada”.
Primo tour da solista, seconda tappa di presentazione del disco nella tua Umbria, a Perugia, al Bad King…
“Questo è il mio primo vero tour da solista, e sono molto emozionata. Il pubblico sta rispondendo benissimo, il primo singolo RESCUE YOURSELF uscito il 26 aprile è stato scaricato da moltissimi fan scalando subito le classifiche iTunes fino all’ottavo posto. Il disco “Colors - Story of a girl who wanted to record an album” uscirà con iCompany il 1 Ottobre 2016 e verrà presentato a Roma.”
Non solo solista. Con chi collabori e quali sono i progetti che stai portando avanti?
“La mia carriera è sempre stata e resta trasversale, per mia scelta. Al momento sono una delle front woman della Med Free Orkestra, con cui siamo appena scesi dal Palco del Primo Maggio a Roma, e sono una delle voci dell’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti. De Gregori mi ha voluta nel suo ultimo disco tributo a Bob Dylan… mia prima esperienza come corista. E’ sempre stato molto interessante per me cantare e cimentarmi in repertori profondamente diversi, credo mi permetta di acquisire profonda sicurezza. Spesso ho accettato anche lavori per cui non ero a mio avviso pronta, ma l’ho fatto per amore delle sfide.”


Floriana Lenti

L'intervista su ViewPoint

L'intervista dell'anno scorso



Link:

domenica 1 maggio 2016

Toni Servillo, Napoli, primo maggio, poesie... Ammore e niente cchiù!


Rimbombano ancora nella mia testa le splendide parole lette ieri sera a Solomeo con maestria rara da Toni Servillo. Sul palco con un leggio, una sedia e i testi di Salvatore Di Giacomo, Eduardo de Filippo, Ferdinando Russo, Raffaele Viviani, Mimmo Borrelli, Enzo Moscato, Maurizio De Giovanni, Giuseppe Montesano, Antonio De Curtis, Michele Sovente.
Mi è rimasta negli occhi l’immagine di una cartolina di una Napoli colorata, piena di calore, desiderosa di esplodere. Una Napoli sempre pronta a dettare sentenze, vere, umane, stroncanti. Napoli coraggiosa e guerriera che mette al centro la morte per dare il giusto peso alla vita. Toni Servillo ha tracciato il sentiero di un viaggio che dal Paradiso arriva inesorabilmente all’Inferno: non per scendere, ma per salire con cinismo e ironia, alla riscoperta dei valori assoluti dell’uomo.

Con le perle di saggezza del grande Totò festeggio il mio primo maggio. 

'A vita è ingiusta
'A vita è ingiusta pecchè è fatta a scale.
Ognuno sta piazzato a nu scalino,
ma sti scalini nun sò tutte eguale:
sò state predisposte da 'o destino
ch'ha regolato chesta umanità.

 'Ncantesimo
Te guardo tutt' 'o juorno e sò 'ncantato
guardannete sti mmane... sti capille,
sta vocca rossa comm' 'a nu granato,
chist'uocchie nire ca sò ddoje scintille,
l'avorio 'e chesti spalle avvellutate,
e sta vetella 'e vespa 'ntussecosa.
'0 ssaccio, ch'aggia fà... mme sò 'mbriacato,
mme sò 'mbriacato pe sti belli ccose!

Riflessione
'A verità vurria sapè che simme
'ncopp' a sta terra e che rappresentamme:
gente e passaggio, furastiere simme;
quanno s'è fatta ll'ora ce ne jammo!

Core analfabbeta*
Stu core analfabbeta
tu ll'he purtato a scola,
e s'è mparato a scrivere,
e s'è mparato a lleggere
sultanto na parola:
"Ammore" e niente cchiù.
*La prima volta che l’ho sentita è stata un po’ più di due anni fa, una sera d’estate, passeggiando sotto braccio ad un uomo meraviglioso, camminando verso Piazza Morlacchi. La sua interpretazione per me rimane l’unica possibile.




venerdì 29 aprile 2016

Daniele Silvestri e la sua "urgenza creativa" in Acrobati in tour


Un concerto che ha saputo stupire ed emozionare. Tre ore di musica no stop. L’inarrestabile cantautore romano Daniele Silvestri, ieri sera 28 aprile, al Teatro Lyric di Assisi, gremito di spettatori, ha incantato tutti con il suo “Acrobati in tour”. L’artista è partito con “La verità” una delle canzoni del suo ultimo album dedicato a Lucio Dalla: E' un'altra immagine confusa che solo il tempo ci chiarirà, quello che pensi, quello che credi, quello che temi… sia la verità. In questa nostra vita offesa da una schiacciante volgarità, un'altra idea un'altra scusa, ma non basterà”. Le ultime rime cantate (a squarciagola anche dal pubblico) sono state quelle di “Cohiba”: “C'era un uomo troppo spesso solo, e ora resta solo un viso che milioni di bandiere giudò, e che diceva: Venceremos adelante o victoria o muerte!”. Ed in mezzo musica vibrante tra cambi di abiti, di chitarre e scenografie. Da una piccola cittadina, con un pozzo al centro a nascondere il pianoforte, poi trasformatosi in scaletta per “salire tutti insieme”, all’interno di un tendone di un circo. Difficile rimanere in equilibrio. Emozionante la partecipazione dei presenti muniti di cartoncini porpora da sventolare in aria durante “L’Appello” alla strofa “…e per di più c’era un’agenda rossa e non si trova più”, canzone dedicata a Paolo Borsellino.
E poi ancora calore e commozione alla fine del brano “A bocca chiusa” quando è partito un applauso silenzioso, un mare di mani in alto roteanti verso destra e poi verso sinistra come nella lingua dei segni. Daniele Silvestri, poi, ha fatto scegliere ai fan i brani storici come “L’autostrada”, “Occhi da orientale”, “Aria” e “Salirò”. L’evento, promosso dall’Associazione Umbra della Canzone e della Musica d’Autore ha contagiato tutti con la sua “urgenza creativa”.


Floriana Lenti

Il resto della galleria fotografica è sul Corriere dell'Umbria on line





martedì 26 aprile 2016

Eugenio Bennato e la musica del Sud


“Nella mia vita – dice Eugenio Bennato durante la presentazione del suo nuovo progetto Canzoni di contrabbando ho scelto di raccontare la musica del sud. Un ritmo che, a suo modo è anche lento. Una cosa che mi differenzia da mio fratello Edoardo, che ha abbracciato nel corso della sua carriera la velocità il rock”. Ed è proprio questo suo sguardo attento rispetto al meridione che ricolma di fascino le sue canzoni, le rende vibranti di emozioni e piene di attualità. Parla di migrazioni, di navi che partono da altri sud del mondo. E non manca, nella sua musica, il forte richiamo al brigantaggio storico. Eugenio Bennato, prima di calcare le scene del palco romano del Primo Maggio, farà sorridere e riflettere con il suo ritmo lento e insieme pizzicato mercoledì 27 aprile al Bad King di Perugia e ad accompagnarlo ci saranno Ezio Lambiase alle chitarre e Giustina Gambardella alle percussioni e alla batteria.
Il suo attuale lavoro, che arriva a distanza di cinque anni dall’ultimo album pubblicato, è come un firmamento che si srotola sotto gli occhi di chi sa ascoltare la musica più ricercata, e in quel cielo si sprigionano luci forti, stelle come il nuovo brano inedito “Mon père et ma mère” inciso con la sua terza figlia, Eugenia di 11 anni, che vive tra Tangeri e Napoli e rappa in francese; e pianeti già noti, ma rivisitati in chiave totalmente nuova tra cui “Che Mediterraneo sia”, “Brigante se more”, “Lucia e la luna”, “La città di mare”.
“Il concerto del cantautore partenopeo a Perugia – ha spiegato il direttore artistico Antonio Ballarano - sarà il fiore all’occhiello di una stagione che volge al termine in cui il senso della musica popolare italiana proposta ha saputo lasciare il segno aprendo nuovi orizzonti”. 


Floriana Lenti

lunedì 25 aprile 2016

Il vento soffia. Anche per te.



Aprile. 25. Il vento soffia, ce lo sta dicendo in tutti i modi cosa c’è da ricordare. Memoria. Per chi ha vissuto e per chi ha ascoltato. Per chi ha lottato e per chi è nato da poco e può solo immaginare, forse studiare. Memoria anche per chi non lo capirà mai. Il vento soffia dall’alba, dalla prima telefonata del mattino: “Buona festa della liberazione a papà”. Mio nonno Uccio mi ha detto tutto e più di una volta di quel viaggio stremante dalla Jugoslavia alla Puglia con scarponi scomodi, ma cuore pulsante. E poi il naufragio del nonno Mino, giorni in acqua attaccato ad una boa di speranza, con la consapevolezza che pur amando follemente il mare, pur andandoci tutti i giorni non si sarebbe più reimmerso. Il valore più bello, che mi fa scendere una lacrima riesumando un sincero sorriso, è l’attesa delle nonne, saper stare lì, giorno dopo giorno, uno sguardo alla porta di casa per veder varcare nuovamente quell’uscio dalle gambe di uomini che sono stati presenti durante tutto il cammino.  

E il vento soffia ancora, ancora più forte degli anni precedenti, ci sarà pure un motivo? Non c’è il sole, è tutto sbiadito, pure il rosso del papavero che si scorge dalla mia finestra. E non c’è più nessun eskimo pronto a coprire il nostro collo, le nostre spalle, i nostri busti. Ci siamo spogliati e non è bello. Oggi questa lotta, questa parola totalmente pulita e preziosa “Liberazione” è il vestito che dobbiamo indossare, e ha i colori  della nonviolenza, cuciture senza armi di nessun tipo, tessuti che possano rimettere al centro la dignità di ogni essere umano.