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venerdì 23 marzo 2018

Al T-Trane "Confine"

"Nell'estate del 2016, centinaia di migranti che cercavano di raggiungere l'Europa del Nord attraverso la Svizzera si sono ritrovati bloccati sul confine tra Italia e Svizzera. Per circa tre mesi, 500 persone sono state forzate a sostare nel parco all'esterno della stazione ferroviaria di Como S. Giovanni, in attesa di conoscere il loro futuro. Questo libro è una raccolta di immagini scattate durante l’emergenza e che raccontano come, in pochi giorni, uno dei luoghi di ingresso di Como sia diventato un campo profughi, portando la crisi dei migranti sul confine italo-svizzero.

Confine è anche composto da una selezione di articoli giornalistici pubblicati nelle settimane della crisi. Il libro riporta gli eventi del 2016 e la reazione della città di Como, costretta ad affrontare il suo status di città di confine, troppo a lungo dimenticato. Le fotografie incluse nel libro sono state pubblicate originariamente da diverse testate internazionali. Gli scatti di Mattia Vacca sono stati dati alle stampe da Die Zeit (Germania), Corriere della Sera, La Stampa e Open Migration (Italia). Il suo lavoro da Como ha vinto il Premio Vergani come miglior webdoc del 2016. Le immagini di Emanuele Amighetti sono state pubblicate da Politico Europe (Belgio), Open Migration e The Towner (Italia). Il suo lavoro su Como ha anche vinto un Award of Excellence della Society for News Design Competition. Oltre a contenuti originali, il libro contiene anche articoli pubblicati da The Towner e Open Migration (Italia).

Il libro è in lingua inglese e contiene anche traduzioni in italiano. Il progetto Confine è stato realizzato grazie a una campagna crowdfunding su Kickstarter che si è tenuta tra luglio e settembre 2017. 282 persone hanno donato 9mila euro utilizzati per la realizzazione del volume. Una parte dei soldi raccolti con la campagna sono stati donati in beneficienza a un’associazione che si occupa di accoglienza ai migranti sul territorio di Como."

Sabato 24 marzo al T-Trane alle ore 19.00 nella sala dischi Floriana Lenti presenterà “Confine”, un progetto di Philip Di Salvo, Mattia Vacca, Emanuele Amighetti e Giovanni Egeo Marchi.


martedì 13 marzo 2018

Alex Alessandroni a Music Farm

Tra i più grandi musical director d’America c’è Alex Alessandroni, figlio d’arte. Come poter dimenticare, infatti, il padre, l’uomo del più celebre fischio delle colonne sonore dei film western di Sergio Leone?!
Tra un tour e l’altro, immerso in progetti del calibro europeo, Alessandroni jr sarà a Perugia, in Via dell’Aratro 2, nella splendida location della Music Farm domenica 25 marzo dalle 15 alle 20.
Cinque ore coordinate da Marco Iacobini in cui musicisti strumentisti e cantanti potranno apprendere quali sono i requisiti necessari per affrontare al meglio un mestiere sempre più difficile da intraprendere.
“E’ necessario trovare la propria identità nel mare magnum della musica, emergere, distinguersi, ma soprattutto riaccendere continuamente la fiamma della passione” spiegano Maria Fiorelli e Juri Pecci della Music Farm “ed è proprio per questo motivo che abbiamo deciso di aprire le porte ad Alex Alessandroni considerando che lui può essere d’esempio e può trasmettere a chi si imbatte in questo mondo, le sue competenze alla luce degli oltre 35 anni di carriera”.
Alessandroni ha avuto il prestigio di lavorare in studio e dal vivo con artisti quali Stevie Wonder, Pink, Natalie Cole, Nelly Furtado, Christina Aguilera, Whitney Houston, Chaka Khan e gli Italiani Vasco Rossi, Giorgia, Tiziano Ferro.
Un’altra parte importante sarà incentrata sull’analisi armonico/tecnica del repertorio. A seguire Alex Alessandroni farà una dimostrazione pratica e poi si darà il via al laboratorio in cui tutti i presenti avranno circa trenta minuti di tempo per imparare e metabolizzare una specifica parte di un brano suonato ed arrangiato da Alex. Chiunque vorrà potrà fare domande ed ascoltare gli aneddoti del grande artista prima della cena a buffet.
E’ raro in Umbria avere opportunità come questa, i posti sono limitati. Tutte le informazioni sono disponibili on-line nella pagina Facebook di Music Farm Perugia.




Floriana Lenti
Pubblicato su ViewPoint Italy

lunedì 22 gennaio 2018

Impariamo l'Italiano al Cinema 2018


Inizia oggi 22 gennaio 2018 la nuova rassegna cinematografica “Impariamo l’italiano al cinema” organizzata dalla Cooperativa Sociale Perusia Onlus e da Arcisolidarietà.
L’iniziativa è rivolta ai beneficiari dei progetti SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati politici) ed Emergenza Sbarchi 2014 con l’obiettivo di creare uno spazio di dialogo e riflessione su temi socioculturali di grande importanza. Durante la mattinata, al cinema Melies è stato proiettato il lungometraggio “Wiwanana” già vincitore del Perugia Social Film Festival. Durante il PERSO è stata proprio una giuria di richiedenti asilo a votare il film e ad apprezzare il forte messaggio che trasmette: l’importanza del teatro per comunicare l’efficacia dei servizi sanitari gratuiti in Mozambico. Presenti durante la proiezione il regista Iacopo Patierno e Jacopo Fo che è fra i protagonisti principali del progetto e del film. L’evento ha rappresentato un’occasione per riflettere insieme sulla condizione migratoria odierna e per programmare nuove iniziative volte all’integrazione e alla cittadinanza attiva. 

venerdì 12 gennaio 2018

"La magnitudine dell'indigenza" di Girolamo Grammatico

Se le stelle si fanno scorgere attraverso la loro magnitudine, Girolamo Grammatico è a testa in su e sollevando l’indice verso di loro ce le illustra, le colloca nello spazio e nel tempo e come solo un astrologo saprebbe fare, ci avvicina a loro e ce ne restituisce il senso. E qual è il senso più profondo se non lo spettacolo di saper dare un nome a chi non ce l’ha, di saper restituire una posizione di privilegio a chi viene considerato ultimo? Il risultato è esilarante; è lo show che si può compiere in una notte d’estate. E se le stelle fossero portate qui sulla terra, tra di noi, per le vie di una città, Girolamo Grammatico potrebbe definirsi “l’operatore poeta” che ci racconta come tra i marciapiedi si può brillare. La luce, dalla più intensa a quella più tenue, non si arrende, buca il buio fino a quando c’è quel briciolo di umanità che consente di fermarsi, osservare, ri-conoscere. Facile sarebbe voltare lo sguardo e proseguire dritti. E invece no, Girolamo Grammatico attraverso le sue poesie ci inchioda di fronte al firmamento terrestre e ci fa capire con forza qual è la linea sottile che c’è tra il valore della povertà e la desolazione della miseria.
Sono passati diversi anni da quando conobbi Girolamo Grammatico. Sarà stato il 2005, forse il 2006; c’era ancora il Myspace e non era ancora arrivato per noi il tempo di Facebook, le giornate si riempivano dei colori di lavori sociali che mettevano le radici nei concetti di pace e diritti umani. C’era, già allora, un mondo di poesia in via di esplosione e arrivò per Girolamo il tempo di pubblicare “Poesie senza Asdl” con Perrone editore. C’erano serate con amici che provenivano da ogni parte d’Italia e c’erano iniziative che tuttora proseguono come “Citofonare Interno 7”. C’erano dipinti come quelli di Cristiano Peluso, le recensioni di Rossano Astremo e melodie di vari artisti che ora padroneggiano il panorama musicale nazionale. E c’erano i suoi occhi azzurri e profondi che già sprigionavano il desiderio di restituire sogni e dignità a chi li aveva perduti. Oggi, tra le pagine de “La magnitudine dell’indigenza” (l’Erudita edizioni) trovo la realizzazione di un percorso compiuto seppur in evoluzione. Amo definire Girolamo Grammatico “scrittore di strada” perché immagino i suoi passi lenti e rispettosi tra i cartoni stesi sull’asfalto, il suo cuore attento a percepire e restituire emozioni, la sua mente impegnata a farsi domande più che a celebrare risposte. “Girolamo, che cosa sono i sogni?” mi verrebbe da chiedergli. Poi continuo a leggere le sue parole precise, selezionate, pungenti e capisco che forse i sogni sono cose semplici: granelli di sabbia, un bicchiere di vino, un sorriso. Ma i sogni sono anche cose parecchio complesse, che a volte diamo per scontate, a volte addirittura le abbiamo a portata di mano e non sappiamo afferrarle: la certezza di un caffè caldo domani mattina appena svegli, la realizzazione di una famiglia, la possibilità di riabbracciare un amico. Domenica 28 gennaio alle 17 e 30 alla Biblioteca di San Matteo degli Armeni di Perugia avrò modo di parlare con l’autore del suo libro “La Magnitudine dell’Indigenza” e di molto altro e sono sicura che gli dirò: “Scusa, Girolamo, prima di andare via, prima di riprendere il treno e ritornare a Roma, ancora un attimo: spiegami, per favore, per cosa vale davvero la pena lottare?”. Immagino il suo volto, il suo sguardo e sento la sua voce dall’accento vagamente siciliano, che mi dice: “…voglio lottare, per una parola nascosta dietro il cemento dell’ignoranza seduto sull’uscio dei miei sogni anche oggi”.


Floriana Lenti

Pubblicato su ViewPoint Italy

martedì 5 settembre 2017

Giuseppe Magnini e le sue opere di sensibile vitalità

Camminando per le vie di Corciano, tra antiche costruzioni di pietra e profumi di pietanze umbre, ci s’imbatte in “racconti” di terra cotta e creta incastonati su un piccolo elegante palazzo in via Aldo Moro a fare da cornice al laboratorio di ricerca applicata per espressioni figurative antiche e moderne dell’eccelso artista corcianese. Le parole del critico d’arte Franco Mancini spiccano sulla porta “L’arte plastica di Giuseppe Magnini s’ispira a una realtà che è al tempo stesso mito e leggenda: e proprio a questo alone tra storia e fantasia si deve i fascino sottile che - l’artista sensibile a un glorioso passato da lui rivissuto nel quotidiano - ci trasmette, riproponendoci un mondo che è quello della nostra interiore memoria. La forza del segno, nella apparente semplicità, scaturisce da una interpretazione (tutt’altro che priva di cultura) di figure e volti colti nella loro intensa, essenziale psicologia”.
Emozionante varcare quella soglia e ritrovarsi di fronte ad opere d’arte che parlano di vicende di un passato che ci appartiene. Ceramica e terra cotta modellate, legni intarsiati, dipinti, statue di bronzo, pannelli, materiali e colori che si mescolano rivelando l’essenza di Giuseppe Magnini che, seppur umile, negli anni ha avuto svariati riconoscimenti nazionali ed internazionali. A lui sono state commissionate opere dalla Curia in esposizione permanente nei luoghi sacri più rinomati della Regione. Innumerevoli le sue istallazioni in Umbria e in tutta la penisola. Sin dal 1998 per il “Premio Nazionale di Poesia Città di Corciano” ideato da Luciano Pellegrini l’artista ha contribuito con la realizzazione del logo ufficiale della manifestazione. E’ impegnato in laboratori con i giovani che Magnini invita a: “Studiare, essere curiosi, conoscere la tecnica, ma soprattutto la bellezza del mondo che ci circonda per poi raccontarla di conseguenza. – L’artista prosegue – I ragazzi devono scoprire fino in fondo la propria vocazione, imparando a fare bene le piccole cose quotidiane”. Giuseppe Magnini rimane custode di una tradizione che si rifà ai borghi medievali, riporta a oggi una visione che spazia nel tempo e racconta la mitologia attraverso immagini che rimarranno nella storia.


Floriana Lenti

Fonte: ViewPoint

domenica 25 giugno 2017

VINCERE INSIEME!!!


Al Centro Immigrati di Perugia la Giornata Mondiale dei Rifugiati


“A porte aperte” il Centro Immigrati di Via del Favarone di Perugia ha celebrato, il 20 giugno, la Giornata Internazionale dei Rifugiati istituita dall’UNHCR. I beneficiari dei progetti SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati Politici) e “Emergenza Sbarchi 2014” gestiti dalla Cooperativa Sociale Perusia Onlus hanno raccontato la propria esperienza, hanno espresso ringraziamenti per l’ospitalità ricevuta ed hanno dichiarato le proprie aspettative in Italia. Tutti insieme, ospiti e partecipanti, hanno ricordato con un minuto di silenzio i profughi che hanno perso la vita in mare. I lavori della mattinata hanno visto la presenza dell’Assessore al Welfare, famiglia e pari opportunità del Comune di Perugia Edi Cicci che ci ha tenuto a sottolineare quanto sia “importante cooperare e unire le forze per costruire una società migliore. Essere cittadini – ha proseguito – significa rispettare le regole del Paese ospitante e per noi, invece, è sicuramente aprire i nostri orizzonti verso storie di richiesta di asilo. L’Italia, a volte, accoglie con difficoltà,ma mette in campo risorse per poter dare opportunità. Il primo passo per l’integrazione è imparare la lingua italiana, saper comunicare, subito dopo, c’è la necessità di formarsi, imparare un mestiere e partecipare ad attività di volontariato del Comune di Perugia. Essere attivi è importante per acquisire nuove competenze. Ciò che è veramente determinante è che ogni sforzo – sia da parte nostra, che da parte dei beneficiari- sia volto a raggiungere buoni risultati”. Anche Bernardetta Gasperi, Presidente della Cooperata Sociale Perusia ha spiegato il valore che ha questa giornata e come sia importante celebrare quotidianamente i profughi e i richiedenti asilo uscendo fuori dal concetto di emergenza e cercando di comprendere come poter proseguire, con idee innovative, il percorso di inserimento dei ragazzi nella nostra società. Sono intervenuti anche insegnanti L2 dei CPIA del territorio e gli ospiti della Casa di Quartiere “Casa Padre Pio” di Castel del Piano che con i racconti della loro infanzia hanno testimoniato come anche noi italiani, un tempo, siamo stati costretti ad andar via dal nostro Paese per questioni economiche. Nel pomeriggio, invece, studenti in prossimità degli esami di maturità, sono accorsi al centro immigrati per dialogare con i profughi e i richiedenti asilo e per confrontarsi insieme sulle aspirazioni di vita e sul futuro da costruire. Nei giorni scorsi i ragazzi hanno realizzato semplici barchette di carta per fare memoria dei momenti difficili affrontati e hanno voluto che queste scendessero dal cielo, sospese, come metafora di una vita che vuole raggiungere prospettive sempre più alte.

Floriana Lenti

L'articolo è stato pubblicato il 13 giugno sul Corriere dell'Umbria