Fonte: Rivista San Francesco Patrono d'Italia
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domenica 25 giugno 2017
giovedì 21 luglio 2016
Music For Sunset - ALFIO ANTICO: “PORTO LA SICILIA AL LAGO TRASIMENO”
L’odore della terra arsa, la salsedine che si mescola al sudore, il cielo limpido che abbraccia l’erba ingiallita, una distesa d’acqua che circonda tutto, lo scorrere del tempo scandito da tocchi di mani su tamburo. Nasce da questi elementi la musica del cantautore e percussionista siciliano Alfio Antico che domenica 24 luglio sarà uno dei protagonisti di punta della settima edizione di Music for Sunset, festival di suggestioni sonore al tramonto, promosso dall’Associazione Umbra della Canzone e della Musica d’Autore nella splendida cornice dell’Isola Maggiore.
di Floriana Lenti
Alle 19.30, alla Lingua del Cigno, si darà vita ad “Antico”, concerto di musica folk sperimentale in cui si esibirà anche il cantautore Colapesce, coproduttore del progetto. E da un’isola all’altra, con il valido sostegno del sole che lascerà il posto alla luna, tutte le emozioni che sa restituire la musica popolare del sud si trasferiranno in Umbria. Abbiamo intervistato Alfio Antico che tra un sorriso e l’altro ci ha trasmesso la sua passione lasciando la curiosità dell’ascolto…
Cosa significa portare la Sicilia al lago Trasimeno?
Significa raccontare la mia storia in un luogo differente ma simile perché saremo comunque su un’isola. Portare la mia Sicilia è appunto un racconto, in questo caso qualcosa di molto arcaico, di puro, di umano.
Nella sua arte si intrecciano musica, poesia e azione scenica. Quale performance ha in mente per il pubblico di domenica?
Tutte e tre, come sempre. Non esagero però nella descrizione, è una sorpresa (ride)
Il suo primo tamburo?
Da ragazzo, mentre ero a fare la transumanza, una pecora alla quale ero legato morì tra le mie braccia. Scrissi anche una canzone a proposito di questa storia, Barulè.
Scoperto da Eugenio Bennato una sera a Firenze, ha collaborato con artisti di fama internazionale, ci racconta un breve aneddoto di uno dei tanti concerti che hanno segnato la sua carriera?
Ho sempre piacere a raccontare della splendida presentazione che mi fece Lucio Dalla come intro della sua Caruso. Fu una serata straordinaria, lui mi presentò con un nobilissimo rispetto, quasi in maniera timida, fu molto dolce. C’è ancora un video in internet, ogni tanto lo riguardo volentieri.
Quest’anno è uscito l’ultimo album prodotto da Lorenzo Urciullo -in arte Colapesce- e Mario Conte. Com’è suonare con loro?
Lorenzo lo conosco da anni, io e suo padre siamo amici da una vita, quindi per me era come lavorare in famiglia. Lui ha voluto coinvolgere un suo caro amico, Mario Conte, e da lì, tra una cena e l’altra, abbiamo suonato. È stato qualcosa di profondamente umano.
Cosa pensa della “riscoperta” della pizzica e della tammorra in Italia?
Guardi l’importante è non farne un’imitazione. Tra gli anni ’70 e gli anni ’80 con Musicanova e Peppe Barra è stata rimodellata e resa contemporanea, ora bisogna capire cosa si vuole fare. La curiosità è un bene, ma bisogna conoscerla, sapere da dove viene e dove può andare, se è solo un copia e incolla non va bene.
Il verso della canzone che le sta più a cuore?
In questo ultimo disco dico un verso di Pirchì, l’ho improvvisata senza scriverla a microfono aperto e se ci fate caso la mia voce è emozionata. Credo che in questi versi ci sia tutta la mia adolescenza tra le montagne con le pecore, è tutta lì.
“Terra ca ti taliu
si sempri comu na minna
ca mi duna latti
puru quannu non tegnu siti.
Nun ci luvati l’aria a l’aceddi
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martedì 5 luglio 2016
"Sulla soglia boschiva" domani alle 18.30
Le parole dell’autore Emmanuel di Tommaso risuonano prima nella testa, poi nello stomaco. “Ogni viaggio ricomincia dalla dispersione spirituale” si legge tra le pagine del libro di poesie “Sulla soglia boschiva” che verrà presentato mercoledì 6 luglio alle 18.30 alla Biblioteca di San Matteo degli Armeni a Perugia. Evocano natura, fiori, foglie, meandri della terra e sensazioni per i più difficili da esprimere. La nota attrice umbra Caterina Fiocchetti declamerà le composizioni dell’autore rivisitando e riportando alla luce tratti di profonda attualità di cui è colmo il libro: i profughi che arrivano sulle rive dei nostri mari, la straziante e sanguinosa guerra in Medio Oriente, il silenzio di fatti di umana cattiveria che si fa assordante. “Dentro un’ombra mi rivedo” dichiara un verso di una poesia e lascia la sensazione che in quell’immagine riflessa ci sia lo sguardo di ognuno di noi. Le relazioni umane in connubio con le forme dei corpi sono descritte in modo delicato accompagnato da una nota pop: si sente la voce di David Bowie. E la natura, il divenire delle stagioni, il procedere incauto e incessante del tempo sono un richiamo alla poesia di Elliot. Fa da faro anche Thomas Bernhard, illumina percorsi che il libro invita a compiere. Lo sguardo di Emmanuel Di Tommaso è rivolto lontano, accompagna il lettore accanto alla Cattedrale di Sanit Andrews in Scozia, si sposta poi a Lisbona, arriva fino a Gaza, ritorna sulla soglia del “bosco interiore” di chi si imbatte nella lettura. Si alza, infine, una preghiera di perdono e la richiesta umana e diretta di libertà.
Floriana Lenti
Fonte: ViewPoint
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martedì 28 giugno 2016
L'amore vince tutto! Cesare Bocci e Daniela Spada si raccontano in "Pesce d'Aprile"
Una linea di separazione, l’ictus. C’è il prima e c’è il dopo, quest’ultimo non è affatto semplice. Le lunghe attese, il senso d’impotenza, la speranza per ogni piccolo miglioramento, i taxi per andare a fare fisioterapia, l’ascensore troppo piccolo per una sedia a rotelle, l’accettazione della mamma da parte di una bambina che è riuscita a camminare prima che sua madre imparasse nuovamente a farlo, la determinazione finale che vince la malattia. Tutti questi elementi si susseguono lasciando il lettore incollato alle pagine del libro.
Tanti uomini scappano di fronte a ciò che è più grande di loro, Cesare rimane. E cos’è l’amore vero se non rimanere? Cesare lo fa con devozione ed è capace di annullare il resto e divenire pilastro portante per la sua compagna. E’ presente. E’ la prova che l’amore vince tutto.
Tante donne si sarebbero demotivate ascoltando parole quali: “Non camminerà più”. Daniela reagisce, supera se stessa mostrando una forza incredibile e poi insegna a tutti a non mollare mai, a ricominciare dalle piccole cose quotidiane.
Anche Mia a suo modo comunica quanto sia importante avere accanto una persona che nonostante si senta respinta e rifiutata ti mostra amore incondizionato.
Nel libro, poi, vengono affrontati con ironia e senso critico temi che coinvolgono tutti come la malasanità, il sistema italiano che non riconosce ancora i diritti a tutte le coppie, gli ostacoli che trovano le persone disabili. Infine, quello che riecheggia, è un grazie smodato ai veri amici, ai familiari, ai colleghi di lavoro, eppure, il grazie più grande dovrebbe essere rigirato ai protagonisti e autori. Sì, grazie, perché storie come quella raccontata possono far sentire meno soli, perché le parole interiori che devono vibrare sono “ce la puoi fare”, perché la vita è un dono e va accettata, vissuta, amata.
Floriana Lenti
(La prima parte dell'articolo è stata pubblicata sul Corriere dell'Umbria)
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lunedì 27 giugno 2016
CESARE BOCCI E DANIELA SPADA ALLA LIBRERIA GRANDE DI PERUGIA PER PRESENTARE IL LORO LIBRO
Si legge d’un fiato, con gli occhi lucidi e un sorriso sulle labbra il libro “Pesce d’Aprile” scritto da Cesare Bocci – il Mimì Augello de il Commissario Montalbano- e Daniela Spada – adesso nota per il blog www.cucinaamoremio.com – che saranno ospiti mercoledì 29 giugno alle 18 alla Libreria Grande di Ponte San Giovanni. “Lo scherzo del destino che ci ha reso più forti” si legge nel sottotitolo, e rende perfettamente l’idea di come in poco tempo tutto può cambiare, ma anche ciò che sembra insormontabile può essere superato.
di Floriana Lenti
Gli autori a quattro mani, si mettono a nudo, svelano le loro fragilità, raccontano come un ictus, quello che ha colpito Daniela ad una settimana dalla nascita della figlia Mia, può oscurare tutto, può far crollare ogni certezza e come si può risalire con caparbia e con vero amore. Il bicchiere è sempre mezzo pieno anche quando ci si sente dire “Non camminerà più”. Con ironia e disarmante lucidità vengono affrontati i temi più critici: un sistema nazionale che ancora non riconosce i diritti di tutte le coppie, la malasanità, gli ostacoli in cui quotidianamente si imbattono le persone disabili. Scorrono veloci le pagine sempre piene di riconoscenza nei confronti di medici eccellenti, di familiari ed amici pronti a dare un sostegno concreto. Anche quando si legge di sconforto, di attese interminabili tra caffè e sigarette, di dolorose cure di riabilitazione, c’è sempre una voce di speranza che ripete: “Ce la puoi fare”. Ed è proprio questo il messaggio che rimane nel cuore quando si arriva alla fine. Tra le pagine finali, infatti, c’è scritto: “Mai e poi mai ci si deve arrendere. Anche se si è soli, se non si ha nessuno accanto a guadare fiumi o ammazzare draghi cattivi per voi, a scalare montagne per raggiungere vette impossibili su cui cresce una pianta che forse può darvi un poco di sollievo… Sì, pensate ad altro; a una cosa leggera”.
Fonte: ViewPoint
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mercoledì 22 giugno 2016
Tramonti, suggestioni, cultura... Arriva Music for Sunset!
Immaginate il sole che va a dormire lasciando il suo riflesso sul lago, musica d'autore come sottofondo, il profumo dell'estate, performance teatrali, danza contemporanea e la compagnia di gente interessante... Immaginate di ripetere l'esperienza due giorni di seguito. Vi sembra troppo? Non è nulla rispetto a quello che accadrà all'Isola Maggiore il 23 e il 24 luglio! La settima edizione di Music for Sunset, infatti, è colma di sorprese e “In questa edizione – sottolineano gli organizzatori – abbiamo cercato di creare una rete tra le varie realtà del territorio che, come noi, si occupano di cultura. Una collaborazione che permetterà a tutti noi di confrontarci umanamente e di unire le differenti esperienze 'sul campo'. L’augurio è che questa prima esperienza insieme a Music for Sunset sia il punto di partenza per una nuova sinergia mossa dalla passione di ognuno di noi per l’arte e legata dal fermo intento di valorizzare al meglio il territorio umbro e i suoi talenti”.
Ecco il programma:
Sabato 23 luglio
–Presentazione del libro Pescatori del Trasimeno (Morlacchi Editore) di Alvaro Masseini con la partecipazione di Valter Sembolini (Amministratore Delegato Cooperativa Pescatori del Trasimeno). In veste di coordinatore Marcello Migliosi. Appuntamento letterario in collaborazione con Isola del Libro. A seguire degustazione di vini umbri.
-Debutto in anteprima nazionale de La Tempesta di William Shakespeare, regia di Samuele Chiovoloni, nuova produzione Teatro di Sacco, Associazione Umbra della Canzone e della Musica d’Autore, Isola del Libro che vedrà in scena un “naufragio itinerante” per Music for Sunset
-Progetto Turandot concerto di musica tradizionale cinese e musica classica in collaborazione con l’Università per Stranieri di Perugia
-Esibizione musicale di Demo Artegiani, vincitore del Premio Lucio Dalla 2016
-Appuntamento tra scienza e musica a cura di Psiquadro (anteprima Isola di Einstein)
Domenica 24 luglio
-Passeggiata musicale alla Chiesa di San Michele Arcangelo a cura di Peppe Brizi e Matteo Magna
-Angolo letterario sportivo a cura dello staff del sito www.tuttocalcioestero.it
-Appuntamento tra scienza e musica a cura di Psiquadro (anteprima Isola di Einstein)
-Performance di danza contemporanea a cura della INC InNprogressCollective Atelier. Coreografie di Afshin Varjavandi
-Antico concerto di musica folk sperimentale del cantautore e percussionista siciliano Alfio Antico
-While the world sleeps sonorizzazioni in riva al lago a cura di Chiskee
-Presentazione del progetto FOROBA YELEN trasformare l’ombra dell’albero in luce a cura di Matteo Ferroni
-Fertile. Il desiderio che spinge la vita progetto dell’artista umbra Elisa Tonelli tra musica e teatro
L'evento è promosso dall'Associazione Umbra della Canzone e della Musica d’Autore
lunedì 16 maggio 2016
"Voltarelli canta Prefazio" alla Libreria Grande
Quando
due forti personalità s’incontrano si crea una tempesta emotiva che può
generare una guerra oppure una sinergia così coinvolgente da diventare esempio
di perfezione, motivo di memoria, antidoto che sconfigge luoghi e tempi. Peppe
Voltarelli ha incontrato Otello Ermanno Profazio mentre contemplava la terra
natale e “i tratti irregolari di una
montagna, un fiume enorme con poca acqua, una strada senza luci, dei cani
randagi stesi al sole, un silenzio…” e il cantastorie calabrese folk nato a
Rende il 26 dicembre del 1953 è arrivato come “una parola che si attacca ai muri delle case, come fosse cemento, una
lettera scavata, scolpita, una buca, un cielo, il riassunto!”. Peppe
Voltarelli è così che racconta come nascono libro e cd “Voltarelli canta Profazio” (Squilibri Editore) che martedì 17 maggio
alle 17.30 presenterà a Perugia alla
Libreria Grande di Ponte San Giovanni.
Conoscere
Peppe Voltarelli è come scoprire un Sud che si ama e si odia, che si deve
capire e consolare, ma anche rifiutare per poi ritornare con quella speranza
che ha il sapore di una coccola materna. Parlare con lui significa diventare
una spugna che pian piano si gonfia di aneddoti e ritmi, di bevute al bar, di
ammirazione di generazioni di grandi che hanno solo da insegnare. Ascoltare la
sua musica è infine il risultato della completezza di un artista che ha
viaggiato per il mondo, che è diventato cantautore e si è formato con lo
studio, ha osservato come si muove una mano su una chitarra per diventare
melodia da aggrappare a parole che raccontano fatti, vita, emozioni.
Voltarelli
ha dato le sue corde vocali alle parole di chi la storia l’ha fatta, analizzata
e riscritta. Il fil rouge è il paese di origine, osannato e biasimato, il sud
calabrese ritorna, diventa patrimonio collettivo e si trasforma in una barca
che va per mare e “quello mette d’accordo
tutti”.
Floriana Lenti
Fonte: Corriere dell'Umbria
venerdì 6 maggio 2016
Sara Jane Ceccarelli domani sera a Perugia con #Colors
La pantera bionda del jazz ritorna a Perugia, il 7 maggio alle
22.00 al Bad King per presentare “Colors
– Story of a girl who wanted to record an album”, che verrà pubblicato in autunno per iCompany.
Già incontrata nelle sale della redazione di View Point, Sara Jane Ceccarelli, artista italo-canadese ci aveva parlato dell’amore
per la musica, dei trascorsi professionali, delle origine della sua arte. Erano
pochi i dettagli sul nuovo disco “Colors”… La ritroviamo ora più grintosa che
mai, dopo il grande successo dell’ultimo Primo
Maggio di Roma che l’ha vista cantare con la Med Free Orkestra. Adesso è già pronta a stupire nuovamente il suo
pubblico, a raccontarsi in un live anticonvenzionale e forse controcorrente,
quello che farà sabato prossimo nell’ormai rinomato locale perugino. Unici
avvertimenti per gli spettatori: aprire bene le orecchie, sgombrare la mente,
farsi condurre in mondi sonori e visivi inaspettati; incantanti dai suoi occhi
celesti, dalla pelle chiara, ma soprattutto dalla sua voce, Sara Jane Ceccarelli con “Colors” coinvolgerà tutti i sensi.
Cosa
rappresenta per te questo nuovo album?
“Questo disco è una sorpresa prima di
tutto per me stessa. Per molti anni ho portato avanti il mio duo acustico
insieme a mio fratello Paolo, e non avrei mai pensato di poter scrivere brani
miei, e soprattutto di uscire con un progetto che molti stanno definendo
etno-pop elettronico. Ma questo nuovo mondo sembra appartenermi da sempre”.
Chi
ha collaborato con te nella realizzazione?
“ll disco è stato curato nei minimi
dettagli, ed è stato un lavoro faticoso ma molto gratificante. Con Luigi Di
Chiappari, mio braccio destro e mente creativa dell’intero lavoro, abbiamo
cercato di lavorare secondo un principio all’apparenza semplice, ma non sempre
facile da rispettare: il nostro gusto, ciò che per noi era “bello”. Abbiamo
unito il mio mondo personale, più intimo e devoto al folk-pop nordamericano
così come al jazz e al pop alla “Sting”, al mondo elettronico British grazie al
prezioso apporto di Andrea Guastadisegni, che oltre ad aver registrato il disco
è ormai parte integrante della band. Mio fratello Paolo, con chitarra elettrica
e tres cubano, porta la parte “viva” della musica, quella non elettronica. E
Giulia Pallotta, con i suoi visual costruiti su misura per ogni brano, crea un
collante tra musica e pubblico incredibile”.
Canti
in diverse lingue, e in Colors?
“Il disco è perlopiù in inglese, perché
è la lingua che ho imparato per prima grazie a mia madre, canadese. E’ una
lingua particolarmente “musicale” ed è comunque stata una scelta istintiva. C’è
anche un brano in spagnolo e uno in italiano, tributo ad uno dei miei maestri
storici, Bruno De Franceschi, che tanto ha inciso sulla mia carriera. E poi due
cover, una a Sting, mio idolo, e l’altro a Leonard Cohen, un tributo al mio
Canada”.
Primo
tour da solista, seconda tappa di presentazione del disco nella tua Umbria, a
Perugia, al Bad King…
“Questo è il mio primo vero tour da
solista, e sono molto emozionata. Il pubblico sta rispondendo benissimo, il
primo singolo RESCUE YOURSELF uscito il 26 aprile è stato scaricato da
moltissimi fan scalando subito le classifiche iTunes fino all’ottavo posto. Il
disco “Colors - Story of a girl who wanted to record an album” uscirà con
iCompany il 1 Ottobre 2016 e verrà presentato a Roma.”
Non
solo solista. Con chi collabori e quali sono i progetti che stai portando
avanti?
“La mia carriera è sempre stata e resta
trasversale, per mia scelta. Al momento sono una delle front woman della Med
Free Orkestra, con cui siamo appena scesi dal Palco del Primo Maggio a Roma, e
sono una delle voci dell’Orchestra Nazionale Jazz Giovani Talenti. De Gregori
mi ha voluta nel suo ultimo disco tributo a Bob Dylan… mia prima esperienza
come corista. E’ sempre stato molto interessante per me cantare e cimentarmi in
repertori profondamente diversi, credo mi permetta di acquisire profonda
sicurezza. Spesso ho accettato anche lavori per cui non ero a mio avviso
pronta, ma l’ho fatto per amore delle sfide.”
L'intervista dell'anno scorso
Link:
Il sito: http://www.sarajanececcarelli.com/
L’ultimo brano: https://www.youtube.com/watch?v=DfI5Ic-6EIA&feature=youtu.be
domenica 1 maggio 2016
Toni Servillo, Napoli, primo maggio, poesie... Ammore e niente cchiù!
Rimbombano ancora nella mia testa le
splendide parole lette ieri sera a Solomeo con maestria rara da Toni
Servillo. Sul palco con
un leggio, una sedia e i testi di Salvatore Di Giacomo, Eduardo de Filippo,
Ferdinando Russo, Raffaele Viviani, Mimmo Borrelli, Enzo Moscato, Maurizio De
Giovanni, Giuseppe Montesano, Antonio De Curtis, Michele Sovente.
Mi è rimasta negli occhi l’immagine di
una cartolina di una Napoli colorata, piena di calore, desiderosa di esplodere.
Una Napoli sempre pronta a dettare sentenze, vere, umane, stroncanti. Napoli
coraggiosa e guerriera che mette al centro la morte per dare il giusto peso
alla vita. Toni Servillo ha
tracciato il sentiero di un viaggio che dal Paradiso arriva inesorabilmente
all’Inferno: non per scendere, ma per salire con cinismo e ironia, alla
riscoperta dei valori assoluti dell’uomo.
Con le perle di saggezza del grande Totò
festeggio il mio primo maggio.
'A vita è ingiusta
'A vita è ingiusta pecchè è fatta a scale.
Ognuno sta piazzato a nu scalino,
ma sti scalini nun sò tutte eguale:
sò state predisposte da 'o destino
ch'ha
regolato chesta umanità.
'Ncantesimo
Te
guardo tutt' 'o juorno e sò 'ncantato
guardannete
sti mmane... sti capille,
sta
vocca rossa comm' 'a nu granato,
chist'uocchie
nire ca sò ddoje scintille,
l'avorio
'e chesti spalle avvellutate,
e
sta vetella 'e vespa 'ntussecosa.
'0
ssaccio, ch'aggia fà... mme sò 'mbriacato,
mme
sò 'mbriacato pe sti belli ccose!
Riflessione
'A
verità vurria sapè che simme
'ncopp'
a sta terra e che rappresentamme:
gente
e passaggio, furastiere simme;
quanno
s'è fatta ll'ora ce ne jammo!
Core analfabbeta*
Stu
core analfabbeta
tu
ll'he purtato a scola,
e
s'è mparato a scrivere,
e
s'è mparato a lleggere
sultanto
na parola:
"Ammore"
e niente cchiù.
*La prima volta che l’ho
sentita è stata un po’ più di due anni fa, una sera d’estate, passeggiando
sotto braccio ad un uomo meraviglioso, camminando verso Piazza Morlacchi. La sua
interpretazione per me rimane l’unica possibile.
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