giovedì 12 marzo 2015

Il vintage con Antonio Ballarano

Antonio Ballarano è front-man dell'omonima band che domani sera, venerdì 13 marzo, si esibirà live al Bad King alle 21.30. Proporrà uno spettacolo tributo alla musica leggera italiana che attraversa tutto il ‘900, un viaggio di spessore socio-culturale che parte dai vecchi swing e raggiunge il cantautorato popolare, con suggestive atmosfere vintage e con un particolare approfondimento su canzoni messe a volte in sordina dal pop di moda. La band mostra subito un impatto diretto e coinvolgente con il pubblico sia nei brani d'ascolto che in quelli più ballabili. Si distingue per la capacità d’improvvisazione che spesso sfocia con ospiti in jam session.

La notte scorre nel segno di Dorian Gray. Sulle tracce dello storico locale anni '90



Quando si chiudono le saracinesche, si serrano gli scuri, si abbassano le persiane e le luci si spengono lasciando il posto a tenue luminescenze al neon provenienti da sonnecchianti tv,  iniziano a svegliarsi le stelle. Le strade cambiano forma e colore, i ragazzi tirano fuori dagli armadi i jeans più di tendenza, le ragazze si trasformano con minigonne, tacchi e fard. Le mamme e i papà abbandonano le tensioni quotidiane sul divano. Le auto scorrono più veloci, i cuori più giovani battono ad un ritmo più sostenuto. Arriva sovrana la notte, quella notte a cui si riferiva Lorenzo Cherubini nel 1995, quella notte in cui tutto “è più bello, si vive meglio, per chi fino alle cinque non conosce sbadiglio...”, e poi si può conoscere la gente che “sopravvive sempre, nascosta nei locali confusa tra le ombre”. Sarebbe interessante se la notte durasse il doppio, almeno il tempo per potersi mettere in macchina, con un amico e con lo stereo che manda la giusta canzone in sottofondo, magari “Because the night” di Patti Smith, da ascoltare fino alla fine, fino alla rivelazione: “Because tonight there are two lovers, if we believe in the night we trust, because tonight there are two lovers”. E poi, di tanto in tanto fare una sosta, entrare nei locali e nelle discoteche, sentire il calore di tanti respiri vicini, di corpi che si agitano al suono delle più variegate ritmicità, di visi pronti ad essere immortalati in splendidi sorrisi che desiderano urlare: “Ci siamo, siamo proprio noi, e ci piace divertirci, non vi pare?”. La notte però ha le sue ore e per conoscerla un po’ meglio ce la siamo fatta raccontare da chi la vive da anni come fosse la più rara occasione per vivere, con un disco da far “switchare” in una mano ed un microfono nell’altra per carpire le menti più distratte: Simone Ferroni, in arte Mone. Organizza lo Schoolday, gestisce la City, cura anche varie feste al Velvet “Al momento sto collaborando alla realizzazione di una serata magica, che si ripete una volta all’anno: Remember Dorian Grey. Sarà l’occasione per commemorare lo storico locale in voga a Perugia negli anni ’90 e stiamo contattando i vecchi proprietari e gestori, stiamo coinvolgendo gli assidui frequentatori dell’epoca, stiamo invitando dj e fonici che hanno lasciato il segno nella memoria di tantissimi giovani che hanno frequentato le discoteche durante quel decennio. Personalmente do una mano per la comunicazione, faccio girare gli inviti su facebook. Vivo questo evento - come la serata Bomber che invece si svolge una volta al mese sempre con musica anni ’90 – con il desiderio di tenere accesa la mia antica passione. Colleziono flyer e locandine da oltre vent’anni ed amo osservare i cambiamenti che si stanno verificando nel mondo dei teenager”. Voltando lo sguardo al passato ci si chiede: come si faceva prima a darsi gli appuntamenti? Come si stava senza il cellulare? Beh, indubbiamente è cambiato il modo di concepire le relazioni umane, i social network hanno invertito usi, gusti e tendenze. Prima era più importante riempire i diari di numeri fissi e di frasi memorabili, ora la priorità è ricevere più like possibili sotto ad un selfie postato in bacheca. Ma in tutto ciò c’è un minimo comune denominatore: la voglia di sentirsi parte della storia, di avere amici, di innamorarsi e di continuare sognare.


Floriana Lenti


martedì 10 marzo 2015

Le note di Rossano Emili risuonano al Bad King

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 “In limine” è il titolo del nuovo progetto musicale del sassofonista umbro Rossano Emili che si potrà ascoltare in anteprima mercoledì 11 marzo alle 21:30 al Bad King di Perugia. “In limine” è anche una poesia di Eugenio Montale intrisa di rassegnazione ed impeti di speranza. In latino il termine “limine” identifica il limite, l’ultimo momento, ma anche la soglia che può essere varcata. “Il senso è quello di rappresentare un passaggio, in contrapposizione al limes, cioè alla barriera invalicabile. Il disco guarda al Mediterraneo in senso ideale, un tempo luogo di scambio, adesso sempre più luogo di morte, difficile da transitare. A livello musicale – ci spiega Rossano Emili- questo progetto è nato in seno al collettivo perugino Società Vesna, un ensemble modulare il cui campo d’azione privilegiato è legato all’idea di un’area d’intersezione tra elementi del linguaggio jazzistico, musica “colta” europea ed improvvisazione”.
Quanto tempo c’è voluto per realizzare questo disco?
Materialmente poco. E’ però il punto di arrivo di un percorso fatto con altri colleghi, è stato il modo per concretizzare quello che abbiamo realizzato negli anni.
Come nasce la Società Vesna?
Nasce come emanazione della Perugia Jazz Orchestra, la quale al momento sta vivendo una fase di stasi. La Società Vesna si occupa di vari ambiti musicali, non solo jazz. Abbiamo portato a compimento un disco per quattro sassofoni riprendendo le opere dell’incomparabile Aldo Clementi, compositore purtroppo scomparso. Abbiamo anche musicato con Bruno Tommaso un film di Buster Keaton. Adesso stiamo lavorando al progetto “Metropolis” sempre con Bruno Tommaso, grande didatta, vero e proprio punto di riferimento per i musicisti della mia generazione.
Che genere musicale ti piace di più?
Mi piace ogni genere, basta che abbia uno spessore, spazio dal rock al pop al jazz. Quello che conta di più è che la musica abbia un pensiero e non sia fatta esattamente per piacere… l’importante è che sia sincera.
Che rapporto hai con il tuo strumento?
Un rapporto quotidiano. Mi piace studiare, lavorare, approfondire. Amo l’atto della composizione, è una molla determinante. Non potrei vivere senza sax. Ogni volta che mi esibisco sono ancora emozionato, c’è una parte di tensione inevitabile ed è forse quella che crea il rapporto di empatia con il pubblico.
L’anno scorso hai suonato al Bad King con Andrea Volpini e Angelo Lazzeri. Con chi salirai sul palco mercoledì 11?
Con Manuele Morbidini sax alto, Pedro Spallati sax tenore e soprano, Massimo Morganti al trombone, Igor Spallati bass ed Ugo Alunni drums. Io alternerò sax e clarinetto.
Da quanto tempo suoni? E com’è suonare in Umbria?
Suono da più di trent’anni e insegno sassofono al conservatorio. Spesso suono fuori dall’Umbria, per me è essenziale creare e cercare nuovi stimoli. La Società Vesna si pone proprio l’obiettivo di fare progetti innovativi… In Umbria ci sono tanti musicisti validi. Non è facile però avere contatti continui con le realtà del posto. Sono pochi i locali che promuovono musica live d’eccellenza. Il direttore artistico del Bad King, Antonio Ballarano, ha saputo creare un contesto molto florido e interessante.

Floriana Lenti

Rossano Emili. Diplomato in sassofono al Conservatorio F. Morlacchi di Perugia, specialista del sax baritono, ha suonato con l’Orchestra Sinfonica della RAI e con l’Orchestra Sinfonica di Perugia. Ha fatto parte per un lungo periodo del gruppo di musica contemporanea Artisanat Furieux Ensemble. Collabora attualmente con la formazione Sentieri Selvaggi diretta da Carlo Boccadoro. Ha lavorato più volte in spettacoli teatrali ed ha effettuato registrazioni radiofoniche e televisive. Suona nella Perugia Jazz Orchestra, nell’Interamnia Jazz Orchestra, Bruno Tommaso Orchestra, Italian Instabile Orchestra. Ha suonato con Paul Motian, Louis Andriessen, Tony Scott, Gunther Schuller, Paolo Fresu, Maurizio Gianmarco ed altri. Fa parte della big band di Barga Jazz e della Proxima Centauri Orchestra di Giorgio Gaslini, del quartetto di sassofoni Arundo Donax con Pietro Tonolo, Mario Raja e Pasquale Laino. Ha inciso diversi dischi con queste formazioni per la Splasc(h), la BMG, l’EGEA. E’ stato titolare della cattedra di sassofono al Conservatorio di Bari.

venerdì 20 febbraio 2015

Questa sera Cesareo al Bad King con i BlueJade

Cos’è il rock? Provando a fare ricerche su libri, internet e dizionari si trova di tutto, eppure nessuna definizione è completa. Perché? E’ complesso dirlo, ma il rock non è solo musica, è uno stile di vita, è un ideale, è forse anche un sentimento. Il rock inizia con due bacchette che dettano un tempo, con un pedale che batte forte, con sei corde che vibrano, con una voce che urla “wow”. Un uomo saggio una volta mi ha detto che sono sette le note, ed in quel numero c’è la chiave che apre le porte del mondo. Bisogna assecondarlo, corteggiarlo, esplorarlo e rispettarlo. Solo così quel segreto non rimarrà tale. Solo così il cuore potrà battere segnando il ritmo giusto. E il ritmo giusto è rock. Cesareo, il chitarrista di Elio e le Storie Tese, ci racconta del “suo rock” partendo dai propri punti di riferimento: “Ci sono Mostri Sacri che hanno segnato ed influenzato il mio percorso musicale. Penso a Jimi Hendrix, ai Deep Purple agli Aerosmith. Ultimamente non esistono molte novità, è difficile trovare gruppi alla portata dei Rolling Stones, dei Beatles e dei Queen. Secondo me questo accade per vari fattori, primo tra tutti la mancanza di idee originali. Molti artisti, infatti, si sono messi a far cover, prendono pezzi di 20/25 anni fa e fanno un restyling affinché risultino nuovi. Lo stesso accade nella cinematografia, sono sempre di più i film remake. E’ per questo che quando si annuncia il concerto degli AC/DC si esauriscono i posti in 30 minuti. Bisogna avere più coraggio per fare rock!”.

Venerdì 20 febbraio alle 22.00, per la serata live a ingresso libero organizzata da Antonio Ballarano, Cesareo si esibirà al Bad King di Perugia con la band umbro-marchigiana Blue Jade che negli ultimi anni ha avuto collaborazioni di tutto rispetto quali Ian Paice, Glenn Hughes e Joe Lynn Turner. Ci dai delle anticipazioni?

“Dico solo che i Blue Jade sono preparatissimi, amanti dei Deep Purple fino all’osso. Insieme proporremo un repertorio prettamente anni ‘70/’80 con un tributo alla Purple Family e cioè a tutti quei musicisti che hanno militato nella storica band. I Blue Jade sono anche fulcro del progetto Purpleguitarexperience dove sono stati invitati a collaborare, oltre me, alcuni dei migliori chitarristi italiani come William Stravato, Alex De Rosso e Giacomo Castellano. Sul palco del Bad King ci disporremo così: Philip Raiser Sorana alla voce, Michele Baccarini al basso, Lorenzo Cannelli all’hammond, Riccardo Fiorucci alla batteria e Francesco Fagiani alla chitarra”.

Com’è suonare con il gruppo Elio e le Storie Tese?

“Unico. Facciamo musica di qualità. Non ci sforziamo di inventare pezzi che siano radiofonici. So che sappiamo lasciare la traccia, anche solo andando a Sanremo, perché non ci poniamo l’obiettivo di vincere, ma di comunicare, di fare una rivoluzione a modo nostro. Puntiamo sull’attualità e cerchiamo di cambiare le cose”.

Cosa state realizzando adesso?


“Abbiamo in programma la stesura di nuovi pezzi, stiamo preparando un nuovo album. La cosa che sappiamo far meglio è fare musica in tournée, poi, se capitano altre sfide le affrontiamo molto volentieri”.

Pochi mesi fa, sempre al Bad King è venuto Christian Meyer. Ancora si parla di lui…


“Con Christian ho un rapporto meraviglioso. Siamo fratelli. E’ nel gruppo dagli anni ’80. Lui è il più attivo nelle singole carriere. Organizza molte attività didattiche, anche io lo faccio cercando di trasmettere le mie esperienze nelle scuole. Sono conscio della grave crisi che stiamo vivendo, cerco di chiedere compensi bassi perché credo che tutti debbano poter crescere e confrontarsi. Sono nato come autodidatta e sono cresciuto a tal punto da rendere la mia passione una professione. E’ bello che i giovani possano avere esempi di speranza”.

Come si fa a diventare professionisti nel campo musicale?


“Bisogna studiare, avere testa, gusto e cuore. La musica è bella tutta, a 360 gradi. Bisogna ascoltarla consapevoli che siamo in Italia. La chitarra, poi, è meravigliosa. Personalmente suono per piacere. Come un pittore che dipinge quando ha un’ispirazione…”.

Se fossi nato venti o trent’anni fa, saresti lo stesso?


“Non voglio la macchina del tempo. Mi accontento di quello che ho e mi piace quello che sono riuscito a raggiungere”.

Cosa fai nel tempo libero?

“Modellismo. Costruisco macchine radiotelecomandate. Non vado nei locali. Ho una vita normalissima”.

Con chi ti piacerebbe suonare adesso?


“Con Paul McCartney, senza ombra di dubbio”.



Floriana Lenti

lunedì 19 gennaio 2015

Wena in concerto apre al Bad King la tournée invernale


Come un canto di sirena la sua voce rapisce, ammalia, attrae irrimediabilmente. Come una eco poi ritorna e rimbomba. “Non ha bisogno di alcun microfono - riferisce Antonio Ballarano, organizzatore dell’evento che si terrà mercoledì 21 gennaio al Bad King di Perugia alle 21 e 30 - La sua scala vocale è estesa, il timbro è definito, dalle sue labbra escono note limpide, pulite e penetranti”.
Di chi si sta parlando? Della campana Valentina Gnesutta, in arte Wena, una delle migliori voci della scena soulitaliana che aprirà la sua tournee invernale nella nostra città per poi spostarsi a Ravenna, Pisa, Firenze e Caserta. Il suo album d’esordio è “A part of me”, uscito da poco più di un anno, composto da sette brani in grado di emozionare, che arrivano dolci e diretti, che fanno venire voglia di non staccarsi dalle casse, di rimanere ad occhi socchiusi in ascolto perenne, respirando lentamente come quando da bambini quel carillon prendeva i pensieri portandoli lontano… Ma è dal vivo che si può realizzare la grandezza di Wena: la sua musica si concretizza nella sua presenza scenica. Solo da un corpo così armonico sembra possa derivare quella voce “nera”, ed i suoi movimenti, così come i suoi occhi dolci e appassionati, non tradiscono l’effetto finale.
Ha iniziato ad amare la musica sin da piccola “I suoi giocattoli sono gli strumenti musicali di suo padre Enzo, bassista e cantante blues” si legge nella sua biografia. Ha collaborato con artisti noti come Ghemon, Ivano Fossati, Raiz e Fausto Mesolella, Vince Cassella; ha aperto diversi live di Frankie Hi-nrg, Niccolò Fabi, Katzuma e The Platters ed ha sempre ascoltato musicisti come Aretha Franklin, Otis Redding ed Etta James. La vera svolta nella sua carriera parte nel 2013 quando co-produce con l’etichetta Blood and Soul il suo album scritto con Luciano Pesce, Corrado D’amato e Nicola Zechender rispettivamente tastiere, batteria e basso della band “The Souldiers”. I Soldati del Soul ci saranno mercoledì con Wena e dunque, basterà accomodarsi nella sala live del Bad King, aprire bene le orecchie, sorseggiare una buona birra e godersi gratuitamente il raro spaccato di musica soul sperando che l’artista riveli i prossimi progetti. Già sappiamo che il suo obiettivo è “Emozionare raccontando quella parte intima del mio essere”, ma anche “Continuare a scrivere e non fermarmi mai”.

venerdì 16 gennaio 2015

papà... 'A VITA MIA

Papà, quant' augurj t'hann fatt?
A mmè picc 'm 'n fott!
J t voggh rcurdà
ca sòl 'p te poss campà.
Quidd ca teng din'tu' cor
no 's po' dicr a paròl...
Tu 'p mmè sì cchiù d'u sòl,
sì a bllezz, 'u mar, l'ammòr.
Sì tutt' quidd ca 'm piac
e senza te nun so' capac
manc d fà nà stodca poesia
'p dirt ca tu sì TUTT'A VITA MIA!!!
tantissimi auguri pà

martedì 13 gennaio 2015

Intervista a Peppe Voltarelli


Quando ci s’imbatte in artisti come Peppe Voltarelli si scopre il ritratto di sonorità pronte a dipingere culture e tradizioni con una prospettiva nuova, mai vista, pur avendola avuta sotto gli occhi da sempre. Sorge in modo naturale la necessità di fermarsi e fermare tutto, di riflettere sull’arte, di osservare l’intreccio magico e giocoso della mescolanza come valore e la necessità della santificazione delle proprie radici culturali. L’ultimo album del cantautore e autore calabrese, più dei precedenti, è un pensiero sulla solitudine che genera la rincorsa al successo, è un inno serio e sorridente sul senso di povertà.
Provate ad accendere un computer, digitate su qualsiasi motore di ricerca il suo nome Peppe Voltarelli, andate ad ascoltare un suo brano. Dopo prendete un foglio bianco e scrivete a casaccio parole semplici come "frutta, verdura, statue e solitudini…". Collegate ora le parole a vostro piacimento, seguendo il ritmo della canzone in sottofondo, facendovi trasportare dalla melodia, non perdendo mai di vista i possibili orizzonti. Ne verranno fuori nuove mappe, infiniti percorsi che raccontano una Calabria in grado di attraversare i confini e addirittura gli Oceani. Peppe Voltarelli, noto in Italia e nel mondo, premiato numerose volte dal Club Tenco, sarà ospite al Bad King di Perugia mercoledì 14 gennaio alle 21:30. Il concerto, fortemente voluto dal direttore artistico Antonio Ballarano, è il fiore all’occhiello di una programmazione ricca di novità e di interessanti proposte.
Come si svolgerà la serata al Bad King?
Ho in mente di realizzare uno spettacolo fatto di musica e parole. Le parti parlate saranno tratte dal romanzo ‘Il caciocavallo di bronzo’ (Stampa Alernativa), un lavoro autobiografico narrato e 'suonato' tra le righe delle diciannove storie, dove versi di canzoni rappresentano la vera punteggiatura del racconto. E i brani cantati, due in calabrese e tutti gli altri in italiano, saranno quelli dell’album ‘Lamentarsi come ipotesi’.
Da pochi mesi una casa discografica americana sta promuovendo la tua musica in tutto il mondo…
Sì, diciamo che è un po’ come avere una doppia vita. Nel 2010 con la Targa Tenco l’album ‘Ultima notte a Malà Strana’ è stato premiato come Miglior Album in Dialetto, il primo disco in calabrese a ricevere tale onorificenza. La casa discografica francese ‘Le Chant du Monde’ ha distribuito, da quel momento, il mio lavoro in tutta l’Europa e l’etichetta ‘Los Anos Luz’ ha portato l’album in Argentina. Adesso il viaggio continua. Il 21 gennaio, infatti, partirò per una tournée in Germania e il 7 marzo sarò a Praga ospite di Michal Horáček e faremo insieme due concerti in un giorno.
Ricevere la Targa Tenco cosa ha rappresentato?
E’ stata una grande soddisfazione perché mi ha confermato quanto possa essere importante il dialetto, mi ha fatto comprendere più in profondità come una lingua possa ridare una nuova faccia ad una terra, una faccia diversa dagli stereotipi. Ricevere un riconoscimento dal Premio Tenco è un bollino di qualità che mi ha anche permesso di conoscere e collaborare con grandi artisti di spessore. E’ un’esperienza di vita che sicuramente arricchisce.
Quali sono gli artisti a cui ti ispiri?
Ho dei punti di riferimento molto chiari: Domenico Modugno, Otello Profazio, Matteo Salvatore, Sergio Endrigo. Autori che hanno saputo legare la musica alle parole e che hanno raccontato l’Italia in modo poetico, realistico e singolare. Nel 2001 ho ideato il recital ‘Voleva fare l’artista’ per raccontare il grande Modugno ed ho scoperto linee comuni nei nostri percorsi artistici compreso il desiderio di poter vivere di musica.
Un passo indietro. La tua carriera ha avuto inizio nel 1990 con il ‘Parto delle nuvole pesanti’. Com’è scaturita la decisione di uscire dal gruppo e iniziare la carriera da solista?
Il gruppo è una realtà in cui ci si può formare, è una seconda famiglia. Poi però arriva un momento in cui i rapporti vengono messi in discussione e i percorsi si separano. Il cantante, nello specifico, ha una visione da finalizzatore, e ad un certo punto ho avvertito l’esigenza di diventare artefice di me stesso. Il gruppo ti protegge, ma non ti permette di scegliere nuove strade. Ho perso un po’ di amici, ma in cambio ora posso muovermi da solo e decidere come impostare gli spettacoli. E’ interessante anche riuscire a diventare originale e dunque fonte d’ispirazione per le nuove generazioni. Ho iniziato a raccontare l’amore e i sentimenti partendo dalle esperienze, in modo naturale e spontaneo. Diciamo che adesso scrivo solo se provocato…
La perdita di Pino Daniele ha scosso il mondo della musica, ha lasciato il vuoto nel cuore degli italiani, ha destabilizzato soprattutto il Sud Italia…
Nella mia adolescenza ha rappresentato l’idea di un Sud che si riscatta con coraggio. Suonando la chitarra ho iniziato a imparare le canzoni di Pino. Secondo me l’album ‘Bella ‘Mbriana’ è il riassunto della nostra società. E’ singolare, poi, come all’età di 25 anni Pino Daniele avesse già detto tutto. Non era solo un fenomeno musicale, ma un manifesto politico. Lo sento al mio fianco e lo porterò nel cuore al Bad King e in tutti i concerti che farò.


Floriana Lenti