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sabato 18 settembre 2010

Alla mia compagna di viaggio (e di stanza in Medio Oriente)


Nella piazzetta della nonna; sono sicura sia stato lì il luogo in cui per la prima volta ascoltai queste parole, mi venne detto: “Mò ca ‘t spues, t’agghia fa fà a zita” (Quando ti sposi ti farò fare la moglie). All’epoca non compresi bene il significato. Probabilmente avrò dato modo di farmi dire questa frase perché sarò stata brava in qualcosa, non so. La sostanza è che a un certo punto una donna, specialmente nella cultura meridionale, deve dimostrare di essere in grado di saper fare e anche di esser degna di diventare sposa. Dunque, mie care amiche, se l’idea del matrimonio per voi è ancora lontana… aspettate a dare estro a bravure (se non per necessità); se invece l’anello al dito è quello che desiderate: datevi da fare, che pure con la crisi c’è sempre qualcuno pronto a fare il grande passo!

Oggi, poi, si è sposata una mia cara amica, non nego che ho dovuto trattenere le lacrime. E’ stato un momento straordinario, pieno di convinzione e determinazione. Ho capito che una scelta così importante è un mix di amore e coraggio, ma anche di rinuncia e altruismo.

Sono felice per te, Irene.


Per quanto riguarda la RUBRICA PROVERBIALE, un grazie particolare va alla mia cuginetta Fabrizia che proprio oggi mi ha fornito 365 detti tarantini!

lunedì 19 luglio 2010

ELOGIO ALLA PAZIENZA


Una settimana fa, le mie più care amiche Rosa e Alice sono venute a trovarmi. Mancava fisicamente solo Gabry, ma ha il magico potere di comparire nei nostri sorrisi, nei ricordi e nelle nostre parole. Insomma c’eravamo tutte, sedute intorno al tavolo a fare finta di essere impegnate come accadeva al liceo. (nella foto siamo larve sul divano, ma ecco, siamo sempre noi!!!)

Discutendo e divagando è piombata una proposta: “Flò, perché di tanto in tanto non ci ricordi proverbi provenienti dalla nostra terra?”. E colgo subito l’invito a farlo, ma non senza trovare la loro applicazione pratica.

Da oggi, dunque, darò il via all’impresa (RUBRICA PROVERBIALE) e mi sento fortunata per aver vissuto tra gente forse povera per denari, ma estremamente ricca di vita. “GENTE DI MARE” direi, che non sa rimanere senza parole, che sa trovare un senso a quello che accade, che sa indurre al sorriso come al pianto… Saggi, libri, romanzi, forse, non potranno arrivare a trasmettermi ciò che labbra rugose e sdentate mi hanno scolpito dentro.

Ho una serie di proverbi da elencare, e “c’ tèn pazienz arriv apprim a ‘sntenz”!

(Chi ha pazienza arriva prima al sapere)